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Non importa quanto costano gli headliner e quanto siano spettacolari le mappature.

Abbiamo già visto tutto, ora è arrivato il momento di stringere lo zoom ed andare più in profondità sulle cose.

Sono andato ad aprile del 2015 a vedere Vico, non lo avevo mai visto. All’inizio non capivo come avrebbe potuto realizzarsi un festival in strade e piazze così piccole, poi col passare delle ore insieme ai ragazzi di Vico (con me c’erano anche i miei collaboratori Matteo Strada e Knuf) abbiamo iniziato a visualizzare tutto il centro storico del paese come un unica location.

Il rito si sarebbe diramato in quelle stradine ed in quelle piazzette. Ma anche un bellissimo concerto di Paul White e Mo Kolours in una piazzetta che si affaccia sulla valle che io chiamo la piazzetta esoterica.

Sono state molte le cose che mi hanno convinto a partecipare a questo progetto.

Prima di tutto l’umiltà con la quale chi vuole organizzare un festival, anche se piccolo, decide di farne curare la direzione musicale ad un professionista.

Tra cinque anni saremo pieni di cose come il Mukanda.

Si stanno definendo le linee guida per rappresentare le nuove sagre.

Pagandone il prezzo certo, ma se tu mi stai facendo queste domande vuol dire che si sono guadagnati il loro posto in questo mondo.Non volevano semplicemente creare un evento nel loro paese, ma volevano raccontare una storia.La storia di un rito collettivo che celebra il ritorno nel centro storico di Vico Del Gargano da parte di tutte le creatività emigrate e quelle ancora residenti.Artisti che interpretano con efficacia questo “linguaggio del ritorno”, che simboleggia contemporaneamente la riappropriazione delle radici ma anche la capacità di queste di dialogare con il moderno.Dal 3 al 5 agosto prossimo avrà luogo la seconda edizione di Mukanda Festival, e per comprendere identità e concetti che sottendono a questo evento così unico ed affascinante nella sua forma, abbiamo fatto quattro chiacchiere con Raffaele Costantino, tra le voci più riconoscibili di Radio 2 Rai, che cura la direzione musicale del festival.Che è quello che accade a Vico del Gargano, borgo montano della provincia di Foggia, i cui vicoli, le piazze e le strade ospitano dallo scorso anno il Mukanda Festival con artisti come Clap! Una storia che coincide con quella dei ragazzi di Vico, che dai loro altrove hanno deciso di tornare a casa, sperimentando il modo per ridare forma e colore al centro storico del paese.Attraverso architettura sostenibile, street-art e musica, che abbraccia suoni e visioni afrofuturiste.Mi piace l’idea che in un festival l’organizzatore non debba per forza esserne anche direttore artistico o curatore.Ma l’elemento più importante, a parte l’entusiasmo dei ragazzi, è stato il concept del festival.Raccontare luoghi, delineare scene, approfondire linguaggi. Da questo punto di vista mi piace molto il tipo di line-up verticale del Locus, la visione filosofica dei ragazzi del Terraforma, la curiosità intellettuale che ha dimostrato negli anni il Dancity.E poi girando tanto per l’Italia vedo molto fermento.

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